Vuoi vivere sano più a lungo? Mangia il peperoncino!

Tra i superfood è forse quello più versatile, perché lo si può unire praticamente a tutti i sapori conferendo quel tocco piccante: parliamo del peperoncino.

Dalle zuppe alle carni, dalle salse speziate alle verdure, fino a passare dal cioccolato: il peperoncino è uno dei superfood della longevità. Un cibo che se mangiato spesso assicura protezione dell’organismo da malattie cardiovascolari e degenerazione neuronale. Scopriamo allora tutti i segreti “piccanti” di questo piccolo ma importante super-cibo.

Cosa è il peperoncino e dove nasce e si coltiva

Il peperoncino nasce da un arbusto della varietà “capsicum”, appartenente alla famiglia delle solanacee. Originario del Centro e del Sud America (non a caso la cucina messicana è nota per essere molto piccante), è una spezia ma va ben distinto dal pepe, che appartiene a tutt’altra specie vegetale ed è tipica dell’India. Quella del peperoncino è davvero una pianta molto varia: la si trova infatti in 85 generi diversi e in più di duemila specie! Un peperoncino asiatico ha infatti caratteristiche ben diverse rispetto ad uno del Centro America o del Mediterraneo. In quest’ultima area geografica è ben diffuso dal XVI secolo, dopo il ritorno di Colombo dalle Americhe.

Quali sono i benefici del peperoncino e cosa contiene

Ricchissimo di vitamine (soprattutto C e A e K2) il peperoncino contiene in abbondanza anche una sostanza: la capsaicina.

Le vitamine in esso contenute contribuiscono a rinforzare le difese immunitarie e a prevenire i malanni della stagione invernale, mentre la vitamina A è importante nella protezione contro funghi e batteri. La vitamina K2, dal canto suo, aiuta nel decongestionare i vasi sanguigni e nella coagulazione del sangue.

Ecco perché, al contrario di quello che comunemente si pensa, il peperoncino non è assolutamente controindicato per chi soffre di emorroidi, anche se sarebbe comunque meglio non eccedere nel suo consumo.

Il ruolo della capsaicina

Importante anche il ruolo della capsaicina, che è stata studiata da moltissimi studi scientifici. In pratica si è scoperto che assumendo peperoncino quattro volte alla settimana il rischio di ictus si abbassa del 60%, e quello di infarto del 40%.

In generale, il rischio di morte per patologie degenerative diminuisce del 23%. Numeri di tutto rispetto, che conferiscono enorme importanza a questa spezia. Questa sostanza, inoltre, è molto efficace nel controllo del peso, perché sembra legata ad un aumento del metabolismo basale, e consente di utilizzare meno sale, con conseguente miglioramento anche dell’ipertensione arteriosa.

Il peperoncino, infine, ha un notevole effetto sull’ormone ossitocina, favorendone il rilascio, e permettendo perciò un miglioramento sia della qualità del sonno che della vita sessuale.

Controindicazioni del peperoncino: ecco chi non deve consumarlo

Come spesso accade, tuttavia, c’è il rovescio della medaglia, anche se solo per poche categorie di persone. La capsaicina, infatti, potrebbe risultare poco indicata in chi soffre di alcune patologie.

In generale, inoltre, si raccomanda di non esagerare nel suo utilizzo: meglio perciò non superare il consumo di quattro volte alla settimana. Il peperoncino è controindicato per tutti coloro che soffrono di gastrite cronica, ulcera gastrica e duodenale, cistite (infiammazione della vescica), gastroenterite ed epatite. Consigliabile un uso moderato anche per i bambini sotto i 12 anni e per le donne in gravidanza.

Come assumere il peperoncino: in polvere, in pezzi o in olio

Il peperoncino può essere consumato in diversi modi. Il più semplice ed immediato è quello di acquistarlo in polvere (peperoncino di Cayenna) ed aggiungerlo alle pietanze. Si può però coltivare una piantina in giardino, oppure acquistare dei peperoncini freschi e spezzettarli nei piatti che cuciniamo di volta in volta.

La capsaicina è contenuta soprattutto nella polpa del peperoncino e non, come si crede, nei semi: perciò potreste anche frullare il tutto ed aggiungerlo ai cibi tipo patè (un po’ come prevede la tradizione culinaria calabrese).

Un altro modo gustoso per assumere peperoncino è quello di aggiungerlo all’olio di oliva, rendendo quindi tutti i piatti davvero appetitosi. Infine, per chi proprio non sopporta il sapore piccante, in commercio ci sono molti integratori a base di peperoncino che possono essere assunti in capsule insapori.

Il peperoncino calabrese: una varietà deliziosa e a km 0

In Italia il peperoncino trova un clima particolarmente favorevole nelle regioni affacciate sul mare, soprattutto in Calabria, dove le condizioni relative al meteo sono ideali per questa pianta, che desidera un terreno argilloso e non tollera temperature al di sotto dei 5 gradi. Ecco dunque che il peperoncino calabrese diventa famoso in tutto il mondo e ne vengono esportate grandi quantità. Piantato in inverno, il peperoncino calabrese lo si raccoglie nei mesi estivi, da agosto a settembre.

Le varietà

Diverse sono le varietà di peperoncino calabrese: c’è il Peperone Salomon, il Naso di cane piccante, il Vulcan Soverato e il Poinsettia (peperoncino lungo), tutti nomi evocativi della sua piccantezza, che si attesta sul valore di 150 mila della scala Scoville (che va da 0 a 16 milioni). I nomi in calabrese sono ancora più distintivi: cancarillo, pipazzu, pipi vruscente e diavulillo (quest’ultimo è una delle varietà più piccanti in assoluto coltivate in Italia) rendono infatti bene l’idea.

La storia del peperoncino calabrese

Interessante notare come già alla metà del ‘600 il peperoncino calabrese viene citato in alcuni testi. Tra questi possiamo ricordare il “Medicinalium Iuxta Propria Principia”, opera scientifica del filosofo Tommaso Campanella. In questo volume il peperoncino viene citato come “Piper rubrum indicum” e gli si attribuiscono moltissimi benefici per la salute. Questa spezia è sempre stata considerata preziosa dalle persone più povere, che non potevano permettersi il sale per conservare i cibi. In questo modo nacquero le carni arricchite da questo squisito sapore piccante, pietanze tipiche della cucina povera (si pensi anche alla tipica “’nduja calabrese spalmabile”, fatta con lardo di maiale, pancetta e guanciale ricchi di peperoncino).

L’Accademia del peperoncino calabrese

Il peperoncino calabrese è talmente importante in Calabria che ad esso è stata dedicata un’intera Accademia: l’Accademia Italiana del Peperoncino. Si trova a Diamante (Cs) ed è sede di corsi, conferenze, cene a tema, tutti incentrati sul peperoncino come ingrediente principale delle preparazioni culinarie. Senza dimenticare il Festival del Peperoncino, che si svolge ogni anno a settembre (durante il secondo week end) sempre nella cittadina di Diamante.


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